AL MINISTRO DELLA DIFESA
AL COMANDO GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI DI ROMA
Questa Segreteria intende portare alla Vostra attenzione una situazione di grave criticità, di natura strutturale e ormai non più rimandabile, riguardante la tutela sanitaria, economica e previdenziale del personale delle Forze dell’Ordine coinvolto in infortuni in servizio o per causa di servizio.
PREMESSA
L’esposizione si basa su una testimonianza diretta riguardante un grave infortunio occorso circa tre anni fa, durante un intervento operativo finalizzato a sventare una rapina in atto. Si evidenzia che l’evento si è verificato anche in condizioni di libero servizio e che il personale coinvolto ha riportato lesioni di natura grave e permanente, ampiamente documentate da strutture sanitarie militari e specialistiche di settore.
A distanza di tre anni, persistono conseguenze fisiche, psicologiche ed economiche di rilevante entità, con un danno stimato di circa 60.000 euro e una spesa mensile continuativa di circa 537 euro per farmaci non mutuabili e terapie correlate.
DIMENSIONE DEL PROBLEMA
Nel solo primo semestre del 2023 si sono registrati circa 2.735 infortuni tra appartenenti alle Forze dell’Ordine, dato che evidenzia la natura strutturale del fenomeno e l’elevato livello di esposizione al rischio operativo del personale impegnato nella tutela della sicurezza pubblica.
CRITICITÀ DEL SISTEMA DI TUTELA SANITARIA ED ECONOMICA
L’attuale quadro normativo e amministrativo presenta significative criticità:
✓ il personale ferito è costretto ad anticipare integralmente le spese sanitarie, creando un onere economico immediato e gravoso;
✓ i rimborsi risultano parziali e non proporzionati ai costi effettivi sostenuti;
✓ non è prevista un’esenzione automatica dal ticket sanitario per le prestazioni legate a infortuni in servizio;
✓ l’unico rimborso completo è subordinato al riconoscimento dello status di “Vittima del Dovere”, con tempi di attesa incompatibili con le esigenze di cura e di recupero immediato.
TEMPI AMMINISTRATIVI INCOMPATIBILI CON LE NECESSITÀ DI CURA
I processi amministrativi risultano estremamente lunghi e inefficaci, con tempi stimati di:
✓ circa 5 anni per la concessione della pensione privilegiata;
✓ 2–3 anni o più per il Comitato di Verifica (nel caso specifico ancora non concluso);
✓ 3–5 anni per l’equo indennizzo.
Questa tempistica crea un vuoto di tutela proprio nella fase immediatamente successiva all’infortunio, compromettendo la possibilità di cure tempestive e adeguate.
IMPATTO ECONOMICO E PREVIDENZIALE
Durante il periodo di infortunio si verifica:
✓ la perdita di circa il 30% della retribuzione, costituito da emolumenti accessori;
✓ un sostanziale ridimensionamento dello stipendio percepito;
✓ un impatto diretto e negativo sul trattamento pensionistico futuro, in un sistema contributivo.
RICHIESTE E PROPOSTE
È fondamentale richiedere con urgenza:
✓ la defiscalizzazione dello stipendio durante il periodo di infortunio, considerando che circa il 30% del salario è costituito da emolumenti accessori che vengono persi;
✓ il rimborso integrale delle spese sanitarie sostenute a seguito di infortunio in servizio;
✓ una tutela previdenziale adeguata, affinché la riduzione dello stipendio non si traduca in una diminuzione del trattamento pensionistico futuro.
CONCLUSIONI
È imperativo riconoscere che il rispetto e la tutela di chi rischia ogni giorno la propria vita per garantire la nostra sicurezza non sono solo un dovere morale, ma una responsabilità civica imprescindibile.
È inaccettabile che, in un Paese che si proclama civile e avanzato, chi serve lo Stato e si espone a pericoli continui debba farlo con la consapevolezza di essere lasciato solo di fronte alle sfide e alle ingiustizie.
La sofferenza e l’isolamento vissuti da questi individui sono la testimonianza più crudele di un sistema che ha fallito nel suo compito fondamentale: proteggere chi protegge.
È ora che le istituzioni si assumano fino in fondo questa responsabilità, intervenendo con decisione e immediatezza per riformare un sistema che, altrimenti, continuerà a tradire i suoi stessi valorosi protagonisti, rendendoli vittime di una disumanità che fa vergognare chiunque abbia un minimo senso di giustizia e umanità.
Con osservanza.
Roma, 23 maggio 2026
Antonio Nicolosi
Segretario Generale UNARMA