AL SIGNOR MINISTRO DELLA DIFESA
AL COMANDO GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI
Ufficio Relazioni Sindacali
Questa Associazione Sindacale intende sottoporre alla massima e urgente attenzione delle Autorità in indirizzo una persistente ed allarmante asimmetria regolamentare. Tale vuoto espone il personale del ruolo Tecnico-Scientifico dell’Arma dei Carabinieri (con particolare riferimento a Chimici, Fisici e Biologi operanti nel RaCIS e nei dipendenti R.I.S.) a gravissimi profili di responsabilità penale individuale ed espone l’Istituzione e l’intera Amministrazione della Giustizia a un intollerabile rischio di vulnerabilità processuale.
Il quadro normativo dello Stato e l’inerzia dell’Arma
Com’è noto, la Legge 11 gennaio 2018, n. 3 (c.d. Legge Lorenzin) ha radicalmente riformato gli Ordini delle professioni sanitarie e chimico-fisiche, sancendo l’assoluta obbligatorietà dell’iscrizione ai rispettivi Albi per chiunque svolga tali attività, indipendentemente dalla natura pubblica o privata del rapporto di lavoro e dallo status giuridico rivestito.
In ottemperanza a tale legge dello Stato:
- Il Ministero dell’Interno, con circolare del Dipartimento della Pubblica Sicurezza dell’11 agosto 2020 (Prot. 333-E), ha formalmente imposto a tutto il personale tecnico-scientifico e sanitario della Polizia di Stato l’obbligo di iscrizione ai rispettivi Albi professionali, al fine di scongiurare il reato di esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.).
- Il Ministero della Salute, con nota del 3 agosto 2021 emessa su esplicito quesito del Comando Carabinieri Tutela della Salute (NAS), ha confermato l’assoluta obbligatorietà di iscrizione all’Albo per il personale specializzato del RaCIS laddove le mansioni istituzionali svolte rientrino nel perimetro delle attività tipiche delle professioni protette.
A fronte di questo chiarissimo quadro normativo, si rileva con sconcerto che il Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri non ha, ad oggi, adottato alcun provvedimento analogo a quello della Polizia di Stato, lasciando il proprio personale tecnico operante in un limbo giuridico privo di tutele.
Il rischio di crollo dei processi: il caso “Garlasco” come monito per la Giustizia
L’inazione dell’Amministrazione non rappresenta un mero problema burocratico interno, ma rischia di minare alla base la tenuta dell’azione penale dello Stato. Le indagini scientifiche, le perizie balistiche, biologiche e chimiche svolte dai Reparti Investigazioni Scientifiche (R.I.S.) su delega delle Procure della Repubblica costituiscono spesso il fulcro insostituibile su cui si reggono i decreti che dispongono il giudizio e le sentenze di condanna per i più gravi reati di sangue.
Si cita, a titolo di fondamentale monito, il celeberrimo caso dell’omicidio di Chiara Poggi a Garlasco. In quel contesto processuale, come in molti altri casi di risonanza nazionale, la difesa degli imputati ha incentrato storicamente e continua a incentrare le proprie strategie sulla contestazione millimetrica della validità tecnica, scientifica e formale delle perizie svolte dal R.I.S. (dall’analisi dei supporti informatici ai profili del DNA sui reperti).
In un panorama giudiziario caratterizzato da un così aspro scontro tra consulenti tecnici, firmare una perizia biologica o chimica decisiva per un processo per omicidio senza essere iscritti all’Albo Professionale di riferimento espone l’atto al rischio concreto di impugnazione e nullità da parte dei collegi difensivi. L’assenza di iscrizione formale potrebbe essere eccepita quale causa di incapacità tecnica o illegittimità del perito, invalidando anni di complesse indagini scientifiche dell’Arma dei Carabinieri, vanificando il lavoro dei Magistrati inquirenti e inficiando la regolarità del dibattimento.
Le ricadute sul personale
Oltre al danno d’immagine, processuale e di efficacia per l’Amministrazione della Giustizia, il silenzio del Comando Generale produce intollerabili conseguenze sui singoli militari:
- Responsabilità penale individuale: Lo svolgimento di attività tipiche di biologo o chimico (es. estrazione del DNA, analisi di matrici biologiche, esami tossicologici) in assenza di iscrizione configura, per legge, il reato di esercizio abusivo della professione (art. 348 c.p.), severamente inasprito proprio dalle sanzioni introdotte dalla L. 3/2018.
- Danno erariale e personale: Quei militari che, per prudenza deontologica e senso di responsabilità verso la giustizia, decidono di iscriversi autonomamente, sono costretti a pagare di tasca propria le relative quote annuali. Ciò avviene nonostante essi operino nell’esclusivo interesse dell’Amministrazione e in regime di totale incompatibilità con la libera professione.
Richieste di UNARMA
Per le stringenti ed emergenti ragioni esposte, questa Associazione Sindacale chiede alle Autorità in indirizzo, ciascuna per la propria competenza politica e istituzionale:
- L’emanazione urgente di una disposizione interna da parte del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, speculare a quella già adottata dal Ministero dell’Interno (11 agosto 2020) per la Polizia di Stato, che imponga l’obbligo d’ufficio e regoli lo status dei tecnici del RaCIS/RIS.
- Un intervento normativo o amministrativo di coordinamento ministeriale affinché l’Arma dei Carabinieri assuma integralmente a proprio carico l’onere finanziario delle quote di iscrizione annuale agli Albi per tutto il personale per cui tale iscrizione è resa obbligatoria ed esclusiva per le esigenze di servizio.
In attesa di un autorevole e sollecito riscontro, si porgono distinti saluti.
Roma, 14 maggio 2026
Antonio Nicolosi
Segretario Generale UNARMA