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OGGETTO: Servizio Sanitario Militare Nazionale (SSMN) – Personale non medico figli di un dio minore

da | Mar 18, 2026 | News | 0 commenti

OGGETTO: Servizio Sanitario Militare Nazionale (SSMN) – Personale non medico figli di un dio minore

AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA

AL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

AL MINISTERO DELLA DIFESA

AL COMANDO GENERALE DELL’ARMA DEI CARABINIERI

ALLA COMMISSIONE DIFESA DELLA CAMERA DEI DEPUTATI

ALLA COMMISSIONE DIFESA DEL SENATO DELLA REPUBBLICA

ALLA FEDERAZIONE NAZIONALE DEGLI ORDINI DELLE PROFESSIONI INFERMIERISTICHE

ALLA FEDERAZIONE NAZIONALE DEGLI ORDINI DEI MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI

AL CONSIGLIO NAZIONALE ORDINE PSICOLOGI

ALLA FEDERAZIONE NAZIONALE ORDINE FISIOTERAPISTI

Dopo mesi trascorsi tra scambi epistolari, richieste, audizioni e interlocuzioni di ogni tipo, anche le Commissioni parlamentari addette ai lavori sull’atto di governo n. 366 si sono espresse ed è quindi giunto il momento di tirare le somme.

Non siamo affatto contenti né di come è stata trattata finora tutta la questione della riforma in oggetto, né tantomeno di questo ulteriore sviluppo, motivo per cui saremo molto schietti e diretti.

Iniziamo col dire che il parere della Camera (datato 10 marzo) ricalca quello del Senato (3 marzo 2026): in pratica non ci sono nette differenze sostanziali, né tantomeno le osservazioni risultano vincolanti per le decisioni che il Governo vorrà adottare. Per quanto questo ci possa indignare non poco, non è il primo punto nella lista; infatti, di ben più spessore appare il fatto che, delle tante e diverse considerazioni e relative proposte che abbiamo presentato – noi e le altre sigle di tutte le FF.AA. – per il personale non medico, nulla è stato preso in considerazione.

La maggior parte dei punti elencati nei pareri è rivolta in generale alla categoria Ufficiali, in particolare i primi due agli Ufficiali del Ruolo Tecnico dell’Arma (medici e psicologi). Siamo lieti che qualcuno sia stato preso in considerazione, ma per tutti gli altri sanitari? Nulla.

Un solo punto, pressoché alla fine dell’elenco, molto generico e rivolto a “tutto il personale sanitario coinvolto nella riforma” (lettera r del parere della Camera), con particolare riguardo al tema delle divise, non può essere preso in causa in questo confronto.

Ancora una volta, professioni sanitarie quali infermieri, fisioterapisti e addetti ai nuclei di psicologia (psicologi dei ruoli ISAC) sono state totalmente dimenticate, un po’ come succede nella controparte civile. Eppure, storicamente sono stati raggiunti traguardi maggiori, che nell’Arma non si sono mai visti, pur essendo stati auspicati proprio in virtù di questa riforma, che tuttavia sta disattendendo le aspettative.

D’altra parte, leggiamo un tentativo di “salvaguardare la posizione degli ufficiali del ruolo tecnico, comparto sanitario e psicologico, dell’Arma dei Carabinieri, prevedendo l’allineamento della loro progressione di carriera a quella degli ufficiali dei ruoli normali sanitari delle altre Forze armate”. Come mai, per gli altri professionisti, azioni di parificazione di questo tipo non sono possibili? Il transito a domanda relega automaticamente queste figure in una posizione di inferiorità?

Molti giovani, e non solo, avrebbero tutto l’interesse e il piacere di continuare a mettere la propria professionalità a disposizione della Difesa, ma – come ribadiamo da mesi – non alle condizioni di questa riforma. Il motore delle nostre infermerie sono loro: cosa dovrebbero pensare, che “piove sempre sul bagnato”?

Come si può assistere a una tale attenzione istituzionale nel “salvaguardare” alcune figure, non considerando minimamente il resto del personale che ogni giorno lavora al loro fianco con autonomia e responsabilità professionale? Persistono continue, illogiche e anacronistiche disparità di trattamento.

Le parole del Ministro Crosetto, pronunciate il 22 luglio 2025 durante un incontro con le APCSM, le ricordiamo bene e hanno un peso specifico. Disse che le risorse sarebbero state impiegate per trattare tematiche del personale o con ricadute positive su di esso, affermando che:

“una Difesa che non tenga conto del personale, è una Difesa che ha perso qualunque occasione di futuro”.

Anche il personale sanitario non medico sperava in una riforma capace di portare le condizioni auspicate da anni, un futuro migliore. Tuttavia, non sembra essere questo il personale destinatario di nuove e migliori condizioni.

Ci chiediamo inoltre quali siano queste risorse. Nonostante la cosiddetta invarianza finanziaria, dal resoconto della seduta del 3 marzo delle Commissioni 3ª e 10ª del Senato emerge che è stato istituito un apposito fondo presso il Ministero della Difesa, con una dotazione iniziale di 2 milioni di euro a decorrere dal 2026.

In quella stessa occasione il Ministro aggiunse: “il passaggio sarà drammatico”, e su questo non si può che concordare: lo stiamo vedendo tutti.

E ancora: nessuno dovrebbe subire penalizzazioni nel passaggio, ma i fatti sembrano raccontare altro.

In buona sostanza, dall’analisi dei documenti emerge che:

  • esistono risorse finanziarie, ma non è chiaro come siano impiegate;
  • tali risorse sembrano destinate al personale, ma con evidenti disparità;
  • esiste una categoria favorita e una “invisibile”;
  • sono previste ricostruzioni di carriera solo per alcuni;
  • il passaggio è effettivamente critico e non privo di conseguenze.

A ciò si aggiungono ulteriori tutele per la categoria Ufficiali, sia in termini di carriera che di allineamento stipendiale.

Ci rammarica inoltre la considerazione riservata ad altre figure, come:

  • i soccorritori militari;
  • il personale dei Corpi ausiliari delle Forze armate (Corpo Militare Volontario e Corpo delle Infermiere Volontarie della Croce Rossa Italiana).

Dire che tutto ciò incide negativamente sul benessere psicofisico ed economico del personale è riduttivo.

Il personale è stanco, sfiduciato, abbattuto, amareggiato e indignato. Vuole un cambiamento reale, vuole considerazione e valorizzazione. Con queste premesse, i decreti attuativi – pur auspicando di parteciparvi – difficilmente potranno produrre effetti concreti.

È dunque al Governo che ci appelliamo: vogliamo un cambiamento vero e vogliamo esserne parte. Così com’è, questa riforma non mostra alcuna reale vicinanza al personale delle FF.AA.

Ricordiamo infine: “non una riforma del Ministro, ma delle Forze Armate”. Una frase di grande significato che, ad oggi, risulta disattesa.

La Segretaria Nazionale