Le sanzioni alla Russia quanto costeranno all’Italia?

In questo articolo intendiamo analizzare le ripercussioni che le sanzioni inflitte alla Russia avranno sull’economia italiana, e non se queste siano giustificabili o meno sul piano etico e morale. Sul punto ci limitiamo ad evidenziare che in altri conflitti i governanti del Belpaese non hanno utilizzato lo stesso metro consentendo addirittura l’esportazione di armi in favore di Paesi aggressori.

Al fine di focalizzare le relazioni commerciali tra Italia e Russia utilizzeremo i dati e le informazioni fornite dall’Osservatorio Economico del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale relativamente all’anno 2019, ovvero prima dello scoppio della pandemia.

Dal rapporto stilato dal predetto dicastero si legge che: “Le opportunità di un ulteriore sviluppo delle relazioni commerciali e industriali tra Italia e Federazione Russa sono notevoli, alla luce della naturale complementarità delle nostre economie”. Da un lato abbiamo la Russia ricca di materie prime e metalli e dall’altro l’Italia e la sua capacità di produrre beni e servizi ad alto valore aggiunto, come si evince dai principali prodotti esportati da ciascun Paese verso l’altro:

Esportazioni ITA vs RUS% su totaleEsportazione RUS vs ITA% su totale
Macchinari e apparecchi n.c.a.24,4Prodotti dell’estrazione di minerali da cave e miniere77,4
Prodotti tessili e dell’abbigliamento, pelli e accessori20,1Metalli di base e prodotti in metallo, esclusi macchine e impianti14,9
Prodotti alimentari, bevande e tabacco9,6Coke e prodotti petroliferi raffinati3,2
Rapporti commerciali Italia/Russia

Nel 2019 l’export del nostro Paese verso la Russia è stato di 7.882 mln di € mentre abbiamo importato beni per 14.324 mln di €, con un saldo negativo di 6.442 mln di €.

Prima della Sars-Cov-2 gli IDE (investimenti diretti esteri) dell’Italia in Russia ammontavano a 1.512 mln di € con 660 aziende italiane operanti nel territorio sovietico per un fatturato complessivo di 8.802 mln di €. Dal punto di vista commerciale ed industriale il nostro Paese è il 5° mercato di destinazione dell’export russo ed il 7° fornitore di beni e servizi all’ex URSS.

Per quanto riguarda il settore turistico la Federazione Russa è il mercato di origine con la più alta permanenza in Italia fra i paesi extraeuropei (fonte Istat), nonché il quinto Paese per spesa media giornaliera pro-capite per vacanza (167 € contro 113 € di media per turista straniero), con un indotto che supera un miliardo di €.

Il quadro sopra descritto evidenzia bene l’intensità dei rapporti economici tra i due Paesi nonostante le sanzioni imposte dal 2014 a seguito dell’annessione della Crimea; soprattutto l’importazione di energia ad oggi è vitale per la produttività delle aziende italiane se consideriamo che gas e petrolio sovietici rappresentano rispettivamente circa il 40% ed 15% delle forniture totali di tali combustibili ed un improvviso stop alle loro importazioni comporterebbe la paralisi del sistema industriale nazionale.

A seguito del conflitto tra Russia e Ucraina, l’Unione Europea ha stilato un programma che mira a ridurre di 2/3 entro la fine del 2022 le importazioni di gas russo che oggi ammontano a 155 miliardi di metri cubi. In tale ottica è stato stipulato un accordo con gli USA per la fornitura di 15 miliardi di tonnellate di gas liquido (GNL) in questo anno, ma siamo ben lontani dagli obiettivi prefissati dall’UE. Inoltre il GNL, oltre ai noti problemi legati al trasporto ed alla successiva rigassificazione, ha un costo molto superiore al gas naturale che finirà per mettere fuori mercato le aziende italiane nella competizione globale, soprattutto verso i Paesi asiatici che, approfittando della situazione, stanno sottoscrivendo vantaggiosissimi contratti con Mosca. L’elevato costo del gas è già oggi un problema e sta determinando un ritardo negli stoccaggi degli idrocarburi che in genere avviene al termine della stagione invernale, quando i costi di approvvigionamento sono notevolmente più bassi. Insomma in ambito energetico sembra che il peggio deve ancora venire.

Il divieto di vendita di beni di lusso colpisce profondamente le aziende italiane che hanno nella Federazione Russa un prezioso acquirente. Il made in Italy è particolarmente apprezzato dalle parti di Mosca e settori come l’alta moda, le calzature, l’arredamento, l’automotive, la nautica e l’agroalimentare perderanno un’importante fetta di mercato con ovvie ricadute negative sul piano occupazionale.

In generale il sentimento antirusso che si è ingenerato in Italia, unito alle sanzioni, causerà enormi danni al comparto turistico già pesantemente colpito dalle misure adottate per la gestione pandemica.

Ma come si sta comportando il resto del mondo nei confronti dei sovietici?

In evidenza le nazioni che hanno elevato sanzioni alla Russia.

Tolte le nazioni “atlantiche” non vi è al momento particolare interesse a sanzionare la Russia, anzi in molti stanno approfittando della situazione per acquisire importanti fette di mercato ed assicurarsi vantaggiosi contratti nel settore energetico.

Anche tra i Paesi che hanno scelto la “linea dura” rileviamo una certa asimmetria di intenti laddove vi siano interessi industriali e commerciali da tutelare o vi sia l’assoluta necessità di approvvigionare alcuni prodotti.

Questo Centro Studi Politico-Economico del sindacato dei Carabinieri UNARMA ritiene che le sanzioni alla Russia presenteranno un conto salatissimo per l’economia italiana.