Abbiamo appreso che alcune sigle sindacali hanno motivato il mancato consenso al rinnovo contrattuale richiamando l’assenza di interventi su temi quali:
- Scudo Attuariale;
- Anzianità Operativa Progressiva;
- Job Evaluation.
Vale la pena chiarire, con rigore, di cosa si tratta.
Lo Scudo Attuariale è un meccanismo volto a compensare gli effetti previdenziali derivanti dal collocamento in congedo per limiti di età, attraverso specifici interventi di natura normativa e finanziaria.
L’Anzianità Operativa Progressiva mira invece a valorizzare economicamente l’esperienza maturata nelle attività operative, prevedendo una progressione retributiva collegata agli anni di servizio e alle responsabilità effettivamente esercitate.
La Job Evaluation, infine, è un sistema di valutazione delle posizioni organizzative che attribuisce valore alle funzioni svolte sulla base di responsabilità, competenze, complessità dell’incarico e livello decisionale, con l’obiettivo di rendere più coerente il trattamento economico rispetto al ruolo ricoperto.
Si tratta, però, di istituti profondamente diversi per natura e modalità di attuazione.
Lo Scudo Attuariale e l’Anzianità Operativa Progressiva richiedono interventi legislativi e adeguate coperture finanziarie: non possono essere introdotti con il solo rinnovo del contratto nazionale. La Job Evaluation, pur potendo trovare spazio nell’ambito della contrattazione, presuppone un modello condiviso, una profonda revisione dell’ordinamento professionale e risorse economiche dedicate, oggi non previste.
È quindi necessario distinguere con chiarezza ciò che rientra nella competenza del legislatore da ciò che può essere disciplinato attraverso la contrattazione collettiva.
Da questa considerazione nasce un interrogativo.
Non si ha l’impressione che le motivazioni addotte siano state individuate dopo la decisione di non firmare, più che aver realmente determinato quella scelta? In altre parole, sembra che sia venuto prima il diniego e soltanto dopo la ricerca delle argomentazioni per sostenerlo.
Quando accade questo, il confronto rischia di perdere solidità tecnica e di confondere il ruolo del contratto con quello della legge. Un contratto collettivo può migliorare il trattamento economico e normativo del personale entro il quadro legislativo vigente; non può sostituirsi al Parlamento né realizzare riforme strutturali che richiedono un preciso percorso normativo e finanziario.
Per questo abbiamo sempre sostenuto che la firma di un contratto non rappresenti un punto di arrivo, ma un punto di partenza. È da quel momento che si continua a lavorare per ottenere ulteriori miglioramenti, avanzare proposte e promuovere le riforme che richiedono l’intervento del legislatore.
Questa è la logica della contrattazione: conseguire ciò che è concretamente raggiungibile oggi, senza rinunciare a rivendicare ciò che potrà essere ottenuto domani.
Trasformare ogni negoziato in una scelta tra perfezione e fallimento significa, invece, adottare la logica del “tutto o niente”. E nelle relazioni sindacali l’esperienza insegna che, troppo spesso, il “tutto o niente” finisce semplicemente con il lasciare niente.
